Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Cara Cittadinanza

Mittente:
Immigrati Residenti
Via Brava Gente Ignorata
Italia

Destinatario:
Sig.ra Cittadinanza
Via del Diritto Negato 15
Stato Italiano

Cara Cittadinanza, quasi tutta la vita ad aspettarti

Cara signorina Cittadinanza, ti scrivo oggi tanto per parlare un po’ e per raccontarti cosa provo.
Sia che quando sono arrivata in Italiala prma cosa che mi hanno detto era di prendere subito la residenza? Ovviamente non ne capivo l’importanza, dal momento in cui avevo un contratto d’affitto regolarmente registrato presso la autorià competenti. Poi mi hanno spiegato che il contratto non basta per dimostrare di aver vissuto in Italia per tutti questi anni. Sai quanti giri ho fatto per trovae gli uffici? Poi all’epoca ero appena arrivata dal mio bel paese in Africa e non avevo le conoscenze di base giuste per organizzarmi. Pensa a quanta fatica per interpretare quelle mappe sul “Tutto Città” quando da dove venivo io le vie non hanno il numero civico ma è già tanto se la via ha un nome ufficiale. Ma guarda che nessuno si è mai perso perché hai sempre il bar, il negozio all’angolo della strada che fa da punto di riferimento. Poi se succedeva, come si dice “chi non ha testa ha gambe”, dunque ti facevo qualche kilometro in più con pazienza. Prova ad immaginare la differenza di schema mentale che hanno queste persone rispetto ad un italiano, che si perde ovunque se non li dai un indirizzo completo con i dettagli sulla via ( poi se non gli dai i dettagli sulla frazione, il nome corretto abbinato al cognome che dà il nome alla via… si arrabbia pure!). Comunque ho fatto un sacco di giri per la casa, il codice fiscale ecc. … Ho seguito alcune procedure anche per averlo sentito dire.. poi un foglio in più è sempre meglio di uno in meno. Confesso ad esempio che per il codice fiscale non sapevo a che cosa avrebbe potuto servirmi ma qualcuno mi avevo detto che senza questo documento, avrei avuto dei problemi con il fisco. Sai per le persono che provenegono da paesi cosidetti in via di sviluppo ( dovrei dire sottosviluppati oppure emegenti? Non ricordo più in base a quali critri hanno dato l’etichetta), con una storia nella quale l’esercito hanno giocato un ruolo fondamentale, l’ipotesi di avere a che fare con loro è un fattore conivincente per fare il bravo.
Dunque ho fatto il bravo per tanti anni, pagato le tasse, affitto in regola e tutto quello che ti puoi immaginare. Sono passati gli anni poi ho cominciato a sentirmi a casa mia qui e volevo ufficializzare questa relazione simbiotica.
Appena ho chiesto di poter invitarti a fare parte della mia identità, la mia vita ( se posso chiamarla cosi considerando le garanzie che ho) è cambiata. Da quel momento sembravo spariti gli anni passati qui e le autorità mi hanno dato l’impressione di nonn essere molti contenti di questa mia inizaitiva. Altrimenti non mi spiego gli anni di giacenza dei documenti tra gli uffici ed il fatto di mettere una media di 2 anni per avere la convalida della traduzione in Italiano dell’atto di nascita e dello storico del casellario giudiziario presso l’ambasciata italiana del paese di origine. Sono documenti per avviare la pratica per un incontro con te. Poi se riesci finalmente ad avere questi documenti, sai che passano in media altri 3 anni come minimo? Nel frattempo potresti anche perdere il lavoro e ritrovarti al punto di partenza come gli altri appena arrivati. Nel frattempo, se metto su famiglia, mio figlio potrebbe vivere qui per tutta la vita ma se scherza, dopo i suoi 18 anni potrebbero rispedirlo nel mio paese di origine ( he tra l’altro non conosce nemmeno).
Scusami se te lo chiedo, non per fare l’italiano e farmi raccomandare… ma la partenza in pool position per venire da te non c’è ? Dare maggior peso al valora aggiunto che porta l’immigrazione, non viene proprio in mente ai tuoi collaboratori?
Pensaci poi fammi sapere . va bene per te?
A presto.
N.B. Comunicazione personale e confidenziale. Da consegnare in mano al destinatario

Corpo in Italia cuore altrove

Dopo questo mese di festività, tutti si aspettano sicuramente che parliamo dei momenti di gioia trascorsi insieme. Potremmo dilungarci all’infinito sugli auguri del Nuovo Anno, sui nuovi obiettivi, sulle grandi decisioni da prendere. Ma questo sarebbe solo puro conformismo…per l’usanza secondo la quale dicembre è un mese di felicità il cui inno deve essere cantato attraverso cene e regali vari. Il conformismo serve a volte solo a dare certezze a coloro che ne hanno bisogno per sentirsi membri perfettamente inseriti nella società. Ogni volta che abbiamo scritto, è sempre stato chiaro che non abbiamo bisogno di essere rassicurati, il nostro impegno va oltre la semplice condivisione di usanze e tradizioni. Cerchiamo di guardare oltre il muro per cogliere quel attimo sfuggente che caratterizza a volte la vita dell’immigrato. Ecco perché, pensando al tema di cui trattare oggi, è sorta una domanda spontanea a proposito del periodo delle feste….
Nessuno di voi ha mai provato ad immaginare quali emozioni provano gli immigrati in quel periodo? Per loro è veramente festa?
Le ricorrenze religiose non si traducono sempre in momenti di grande allegria per gli immigrati. Quando il tempo trascorso in Italia è più lungo di quello trascorso nella propria terra di origine, ogni festività diventa anche un momento pieno di nostalgia. Si ripensa agli amici e parenti lasciati a casa, e con i quali sarebbe stato bello festeggiare; si pensa anche ai modi in cui si festeggia a casa. Infatti in Italia c’è lo zampone e il panettone…nel paese di ogni immigrato ci sarà qualche rito oppure usanza ricorrente. Dunque la nostalgia è anche culinaria quando allo zampone preferirebbe un piatto tipico del suo paese, in cui ingredienti non si trovano in Italia.
Con l’avvicinarsi delle fine dell’anno, la nostalgia si trasforma a volte in rimpianto per le scelte fatte, per le opportunità di crescita sia professionale che personale perse per il fatto di avere immigrato. Allora il natale, il capodanno oppure la festa della fine del ramadan si riducono in una domanda: “chi me l’ha fatto fare?” Poi ci si chiede come sarebbero andate le cose se fossimo rimasti a casa.
Il periodo delle festività non è solo dedicato a pensieri negativi, c’è anche un filo di entusiasmo. Si contano ad esempio gli anni che ci rimangono prima di potere chiedere la carta di soggiorno oppure la cittadinanza; si contano i giorni che mancano all’appuntamento con la questura per la procedura del ricongiungimento di un membro della famiglia pensando “almeno l’anno prossimo saremo in due”. Qualche volta si riesce anche ad organizzare una festicciola con i connazionali a casa di uno, cercando disperatamente di creare una pallida copia dell’atmosfera che si respira nella terra di origine. Le feste sono questo misto di gioia e di dolore con il quale gli immigrati imparano presto a convivere. Riescono a convivere con sentimenti cosi contrastanti perché hanno dentro di loro l’amore che provano per l’Italia.
A qualcuno sembrerà che passiamo più tempo a criticare e non lodare, a piangere su noi stessi piuttosto di impegnarci per fare migliorare le cose. Poi qualcuno dopo avere letto i paragrafi qui sopra, si potrebbe lasciare scappare “perché non tornate a casa vostra se tutto è complicato e difficile qui?” Questa persona non avrà capito che la nostra lamentela è solo l’albero che nasconde la foresta. Questa foresta è l’amore nato per l’Italia. Si, gli immigrati amano l’Italia ed è per questo che non scappano verso i paesi dove la strada è già stata spianata da altri. Ad alcuni sarà difficile capire questa verità cosi elementare, ma di solito, più si ama una cosa, una persona, più si diventa esigente nei suoi confronti. Amare questo paese non vuole dire sciogliersi in lode infinite, per evitare il confronto e fingendo di essere quelli che non siamo. Amare questo paese significa chiedergli il meglio, ma essere anche pronti a dare molto per meritarcelo. Ecco perché siamo qui e sfidiamo con pazienza gli anni che passano augurandoci di avere la possibilità di godere dei risultati di questa testardaggine: sentirci in Italia come a casa.
Rendez-vous tra 12 mesi per guardare insieme quanta strada avremo percorso!