Ciao M’ma.
Come sempre mi rivolgo a te quando devo esprimere dubbi o perplessità. Sono passati giorni e giorni dalla mia ultima lettera che ti ho scritto e avrai sicuramente pensato che le cose vanno meglio. In un certo senso posso darti ragione. Ma per il resto è un disastro.
Come stanno P’pa e tutto il villaggio? Li a casa sarà sicuramente la stagione secca. Qui la chiamano l’estate e fa caldo da morire. Solo che il caldo è più difficile da sopportare qui perché non ci sono gli alberi lungo la strada come a casa e l’aria non è asciutta. Forse si sta peggio perché non hai un filo d’ aria.
Qui il tempo scorre veloce ed ogni tanto cerco di ricordarmi con grande fatica l’ultima volta che ho ascoltato la natura che mi circonda. Ti ricordi le vacanze nel villaggio come ci svegliavamo con il canto dei galli e i rumori della natura vicina, i passi delle donne che si recavano alla sorgente d’acqua, i bambini che cominciavano ad organizzarsi per finire i lavori di casa il più presto possibile per poter giocare tutti insieme?
Per te sono ricordi cosi futili e cosi lontani. Il tuo mondo è sempre stato quello.. Perché dovrebbe meravigliarti più di tanto? Invece per me, a distanza di anni, mi vengono le lacrime agli occhi.
Sai quando ho preso lo zaino e che sono partita per questo mondo cosi lontano ed affascinante che si chiama “Occidente” avevo portato tanti simboli che secondo me rappresentavano meglio casa nostra. Avevo preso delle statue, i nostri foulard coloratissimi, i tessuti e le specie. Dicevo “ con questo racconterò l’Africa ai miei nuovi amici”.
Oggi mi rendo conto che non puoi raccontare l’Africa a nessuno, né in quanto africano, né in quanto uomo di scienza e di storia. L’Africa è come un male difficile da curare: non guarisci mai del tutto. L’emozione che ti trasmette l’amore per questo continente, posso paragonare l’intensità di questo sentimento al dolore del lutto. Un emozione che ti strappa l’anima e che infatti, non puoi capire, a meno di averlo provato.
Ho portato le nostre statue ma era troppo difficile trasmettere le emozioni che si nascondevano dietro. Poi ho cominciato a prendermela con i miei amici che accusavo di non avere la correttezza culturale di vedere le cose al di là di quello che esse rappresentano fisicamente. Poi me la sono presa con la sociètà occidentale che ho sempre accusato di parlare dell’Africa solo in contesti di guerra oppure di fame…al massimo per mostrare gli animali. Ma con il passare del tempo.. sai che il tempo è impietoso nel farci scoprire noi stessi…
Dicevo che con il passare del tempo ho capito e ho fatto la pace con i miei amici. M’ma come puoi spiegare a qualcuno che non ha mai vissuto l’esperienza del canto del gallo al mattino di capire come mai il silenzio del suo mondo ti angoscia? Come puoi trasmettere l’emozione che hai provato senza tradirla? L’amore per l’Africa si capisce solo dopo averlo provato. Punto e basta.
A me invece manca da morire il rumore del mio mondo che si sveglia poco a poco ma che non vuole mai farlo da solo. Mi piace il vicino che piomba a casa tua la mattina per darti il buongiorno e chiedere notizie della famiglia. Lo amo ancora di più quando ha bisogno nel cuore della notte in caso di emergenza, e non chiama un taxi ma bussa alla tua porta, sapendo che brontolerai ma che non puoi non aprirla.
M’ma sapessi quanto l’ordine qui è spettacolare da lontano ma cosi triste da vicino. Odio quando mi alzo la mattina e che devo stare attenta a non sbattere le porte per paura di fare arrabbiare il vicino… Odio le feste organizzate con il cronometro pronto perché alle 23 la vicina può chiamare la polizia….e odio soprattutto l’orgoglio degli anziani che pure di non volere sentirsi un peso muoiono da soli in casa. .. M’ma il mio problema è che amo e non amo nello stesso momento il mio nuovo mondo.
Hum… ti vedo già sorridere e pensare che non sono consapevole del fatto di essere una donna africana fortunata. Cosa vuoi dirmi? Che sono fortunata perché ho studiato e non mi trovo come tante altre, a dovere mettere il mio destino tra le mani del mio uomo? Boh forse hai ragione.. dico forse… Sicuramente non mi sposerò con uno che piace alla famiglia ma basterà che piaccia a me. Il villaggio non potrà dirmi nulla, sono troppo poco a casa per poter subire la loro influenza. Ma libera M’ma, non so se posso dire di esserlo.
Giù a casa pensiamo sempre che le donne in occidente siano libere e felici. Hanno più scelte si ma per quanto riguarda la felicità.. questo è un altro paio di maniche. Io ho osservato e provato tanti modi di sentirsi libere. Ho guardato con attenzione i nuovi codici di comportamento delle donne qui in Europa, l’indipendenza economica, i diritti, l’approccio culturale. Ma sai che ti dico? E ti invito anche a dirlo alle mie cugine durante il prossimo consiglio di famiglia: è il caos e non si capisce molto come comportarsi. L’indipendenza economica ha dato il coraggio alle donne di chiedere agli uomini di andare in cucina ogni tanto.. ma rimane il fatto che ci vanno di rado e solo (ovvio) quando vogliono. Solo che le donne sono rimaste fregate perché gli uomini non si sentono più i “galli” che devono provvedere al sostegno delle famiglia e aspettano la metà dell’affitto dalla donna. Quando nascono i figli, se sbagliano, la società finge di fare la predica a tutti e due ma in realtà guarda di più la donna. Io mi diverto osservando le mie amiche che lavorano 8 ore in ufficio come gli uomini poi ne fanno altre con la faccende di casa. Poi devono fare ginnastica (bisogna sempre esser in forma),e dicono con orgoglio di aver raggiunto la parità!
Ovviamente da tutto questo ho ereditato qualcosa! Ma non ti dico che misto strano di valori abbiamo noi donne immigrate in Europa. Poi quante scelte lancinanti siamo costrette a fare! Da una parte abbiamo copiato alcuni aspetti della società occidentale come imparare ad esprimere le nostre emozioni. Ma dall’altra parte abbiamo cambiato le nostre aspettative rispetto ai nostri uomini. Adesso il problema è che siamo troppo occidentali per gli uomini delle nostre terre e, forse troppo poco occidentali per gli uomini di qua. Bel pasticcio anche perché rimane sempre il dilemma di dover dissociare due mondi ormai inseparabili. Pensa ad un piccolo dettaglio: lo sai che qui il pelo sulle gambe è una cosa impensabile per una donna? Le mie amiche ridono quando dico che P’pa si era preso la cotta per te anche grazie al piccolo duvet liscio che avevi sulle gambe. Per loro qui è impensabile mentre P’pa si metterebbe sicuramente a ridere solo all’idea di immaginarsi una donna senza un pelo. Questo è uno dei piccoli dettagli che ci complicano la vita qui. Vedi se ti metti con un uomo di queste parti, beh sarà felicissimo che tu non abbia nessun pelo. Invece se vuoi metterti con uno delle nostre parti, avrà l’aria un po’ dispiaciuto la prima volta che osservando le tue gambe si accorgerà che sono depilate!
Potrei continuare ore per ore ad elencarti episodi dello stesso genere ma volevo solo dirti che secondo me rimaniamo sempre prigionieri, per tutta la nostra vita, di qualcosa: del nostro passato, della cultura che ci ha trasmesso la società nella quale siamo nati, delle convenzioni, dei valori delle nostre famiglie di origine. Non ci serve a nulla cercare invano, al di fuori della nostra persona, altri codici e punti di riferimento perché li abbiamo già dentro di noi. M’ma credo che i miei figli nasceranno qui, lontano dalla mia terra ma saprò raccontargli la nostra storia, dalle montagne del kilimandjaro all’isola di Gorée in Casamance alle meraviglie della Tanzania. Gli saprò raccontare anche la storia dei nostri eroi Soundiata Keita, Nkrumah, Zulu, Sankara e la storia della loro dinastia. Li insegnerò il ballo della pioggia e canteranno i gospel nella nostra lingua. Farò come te, li farò leggere la Parola Santa in varie lingue cosi si sentiranno sempre a casa ovunque andranno. Li farò innamorare del nostro villaggio prima ancora di vederlo cosi quando lo vedranno finalmente, non potranno fare a meno di amarlo ancora di più. Nulla è più meraviglioso di amare una cosa che credi che non potrai mai avere. L’attesa di quel momento la rende ancora più importante ai tuoi occhi. Il tempo è eternità per colui che sa aspettare. E sarà lo stesso per loro. Quell’Africa la vedranno forse solo una volta nella loro vita, ma basterà perché provino il bisogno di raccontarla ai figli dei nostri figli.
Poi non so ancora con chi li farò ma non ti preoccupare M’ma, i miei figli saranno diversi dagli altri perché rappresenteranno il fallimento di coloro che non credono che l’immigrazione non è una risorsa necessaria, per quelli che pensano che esser diversi equivale ad essere incompatibili. I miei figli saranno lo scherzo di cattivo gusto che farò a queste persone. PROMESSO!
Adesso devo andare a lavorare M’ma. Salutami tutto il villaggio e ricorda a P’pa Gatsimi che non ho dimenticato il modello di scarpe che mi aveva chiesto.
A presto.. Inch Allah